Campionato di Giornalismo la Nazione

Nel futuro con i robot

L’AVANZARE dell’elettronica ha permesso la programmazione dei robot, sistemi automatici in grado di svolgere varie attività, interagendo con l’ambiente. I robot non solo sono capaci di ricevere informazioni, ma anche di capirle, agendo di conseguenza. Nell’immaginario collettivo sono nati molto tempo fa, non in ambito scientifico, come si potrebbe supporre, bensì in quello letterario. Il termine robot significa «lavoro forzato, schiavitù» in lingua ceca; fu usato per la prima volta dallo scrittore, Capek, nel 1920. Ma qual è il loro volto? Quello che opera per il benessere dell’uomo o per il profitto di pochi? Gli scienziati, quando si propongono di creare nuovo progresso, rendono gli uomini liberi o destinati a forme di schiavitù? Nei primi dell’800, in Inghilterra, molti operai distrussero macchine da lavoro per rabbia, in quanto causa di bassi stipendi e disoccupazione. L’impiego di intelligenze artificiali nei vari settori lavorativi è sempre più diffuso, a discapito dei lavoratori. D’altra parte, grazie ai robot, è possibile anche compiere difficili operazioni chirurgiche o operare in situazioni di terremoto, incendio, alluvioni. L’UMANOIDE dovrà imparare a collaborare, a conversare come noi, ma già in commercio esistono tipologie di robot che aiutano nei lavori domestici e permettono ai disabili di superare difficoltà quotidiane. L’automa memorizza, ha una logica ferrea, ma non duttile. «IN MEDIA STAT virtus» sosteneva Orazio allorché affermava che la saggezza sta nel mezzo, nell’equilibrio delle cose. Ricordarlo aiuta in parte a rispondere agli interrogativi sorti, poiché, se non è realistico opporsi alle innovazioni tecnologiche, bisogna rammentare che le macchine sono degli strumenti al servizio dell’uomo e come tali devono rimanere. E’ l’individuo stesso a realizzarle con la sua creatività ma non deve diventarne schiavo. La nostra società, come quelle del passato, pur tra scontri e proteste, deve avanzare mantenendo però l’uomo al centro di tale processo. I robot memorizzano comportamenti sotto forma di algoritmi che niente hanno a che fare con le emozioni. La creatività, il pensiero critico e riflessivo, i sentimenti sono ciò che ci rendono unici e irrepetibili! Oggi i giovani del XXI secolo non conoscono il lavoro della dattilografa, ma sanno spiegare cos’è un cyborg, così come sono consapevoli che tante professioni scompariranno, per lasciare il posto ad altre avveniristiche. Secondo Asimov, è necessario tener presente che «un robot non può recare danno all’umanità, né può permettere che, a causa del proprio intervento, l’umanità riceva danno».

Classi 2A, 2B

PER LEGGERE LA PAGINA CLICCA QUI