Campionato di Giornalismo la Nazione

“Andare avanti, sempre”

NEL CORSO di un incontro in classe Franck, Gabriel e Alexandre ci hanno raccontato la storia del viaggio che li ha condotti a Prato. Gabriel Sangaray viene dalla Liberia, circa un anno fa è partito dal suo paese per raggiungere l’Europa. Ha attraversato il deserto del Sahara ed è stato un viaggio molto pericoloso, fatto a bordo di piccoli camion con una quarantina di persone a bordo; per tenersi saldi sul mezzo utilizzavano dei pali di legno ma, se qualcuno cadeva, veniva lasciato a morire nel deserto. Gabriel racconta che tre suoi compagni sono morti così durante il viaggio. Vicino al confine con il gruppo venne raggiunto da persone del luogo che chiesero loro altro denaro per proseguire il viaggio. Vengono arrestati, ma forse sarebbe meglio dire «sequestrati» in un carcere: 50 persone in una piccola stanza con 1\2 litro di acqua al giorno e poco pane. Venne permesso loro di contattare le famiglie per chiedere loro di pagare il denaro necessario per essere rilasciati. Alcuni suoi compagni hanno perso la vita in carcere. Gabriel riesce ad arrivare a Tripoli (Libia) dopo tre settimane, si ritiene fortunato perché alcuni attendono mesi o anni. Da qui parte per l’Italia. Durante il viaggio ha assistito alla morte di altri compagni. D. Franck Gbagwisi racconta invece di essere stato costretto a lasciare il suo paese, il Benin, per motivi religiosi: lui si è convertito al cristianesimo in un paese in cui la religione voodoo non ammette libertà personali nè la possibilità di cambiare credo. La prima volta che ha tentato di fuggire è arrivato in Algeria in cui non solo gli fu negata la richiesta di asilo ma venne anche messo in carcere, prima di essere espluso dal paese. Ritornato in Benin, aiutato da una amica di famiglia, una notte ha lasciato il suo paese a piedi. Questa volta è riuscito a raggiungere la Libia. Ricorda che ogni sera una sirena annunciava il coprifuoco e chi veniva trovato in strada veniva giustiziato sul posto. Da Tripoli si è imbarcato con altre 122 persone. Finalmente nelle acque internazionali, con solo quattro taniche di benzina - insufficienti per proseguire a lungo la traversata - vengono raggiunti dalla Guardia Costiera Italiana. Arriva a Prato nel dicembre del 2016. Alexandre Yemba ci dice infine che nel paese da cui viene, il Camerun, non c’è democrazia e questo è il motivo principale per cui lo ha lasciato. Ci lascia con una riflessione: «Il mondo è grande ma Dio è uno ed è lui che ha deciso che noi siamo qui adesso, vivi. Per questo voi siete i miei fratelli. Aldilà del colore della pelle, delle differenze di lingua e cultura, siamo tutti una cosa sola. Qui mi avete accolto, sfamato, vestito, permesso di riposare. Questo è il mondo che vorrei.» Questo è il mondo che tutti vogliamo.

Classe 2B - tutor: Lucia Pini

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