Campionato di Giornalismo la Nazione

Italiano, lingua sottovalutata

A OTTOBRE 2016, nella seconda edizione degli Stati Generali della Lingua Italiana a Firenze, si dibatteva sull’Internazionalità della lingua italiana. Pochi mesi dopo aver evidenziato come l’italiano sia il quarto linguaggio più studiato al mondo (febbraio 2017), 600 professori universitari, riuniti nel «Gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità», firmano la lettera: «Saper leggere e scrivere: una proposta contro il declino dell’italiano a scuola», indirizzata alle istituzioni governative responsabili. Nel documento si chiede che l’insegnamento della lingua italiana ritorni al centro della didattica e si denuncia che alla fine delle scuole i ragazzi non possiedono «le competenze di base, fondamentali per tutti gli ambiti disciplinari». La lettera crea allarme tra docenti e linguisti. Il problema della inefficienza della scuola italiana esplode sui quotidiani: i ragazzi di oggi parlano male e scrivono peggio. Si cercano le cause per trovare la soluzione all’«imbarbarimento» della nostra lingua ma, se da un lato i 600 professori colpevolizzano la scuola primaria non più all’altezza dell’insegnare l’italiano, dall’altro c’è chi la difende, come Miriam Voghera, docente di linguistica generale dell’Università di Salerno, la quale ritiene i bambini italiani tra i più bravi al mondo. Tutti vogliono dire la loro, anche molti insegnanti sui social prendono la parola mettendo a nudo la vera realtà dei loro studenti. È vero che non si usa più correttamente la punteggiatura; il punto, dopo periodi lunghissimi, è un piccolo accenno ogni tanto sul foglio, la virgola è un’opzione; gli sproloqui sul congiuntivo sono all’ordine del giorno anche nei discorsi dei nostri politici; le maiuscole non esistono quasi più, mentre i tempi verbali fluttuano nello stesso periodo dal presente al passato remoto. La lettera non fa altro che ribadire il già saputo: gli italiani che leggono almeno un libro all’anno – ultimi dati Istat 2016 – sono scesi al 40,5% (segno che il 59,5% non legge libri); le indagini Ocse Pisa 2015 registrano ritardi nella cultura generale dei nostri studenti (la situazione dell’Italia è al di sotto della media Ocse e si distacca non solo dai Paesi del Nord Europa, ma anche da Spagna e Portogallo). Ma l’italiano, lingua in cui grandi musicisti e scrittori si sono dovuti immergere per le loro opere, sta veramente male? «La lingua sta benissimo, sono gli italiani che stanno male – risponde in una intervista Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca –. Abbiamo una lingua di grande tradizione culturale, bellissima, se uno non la sa usare peggio per lui. La questione riguarda il sistema di valori, non la lingua stessa ».

Classi 3A, 3C - tutor: Serena Salvestroni, Sonia Boni

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