Campionato di Giornalismo la Nazione

E’ questione di genere

«NON piangere: sembri una femminuccia! », una frase sentita chissà quante volte. Per i maschi sembra quasi una questione d’onore non piangere, altrimenti si potrebbe correre il rischio di essere presi in giro dai compagni. E questo è solo uno dei tanti atteggiamenti o comportamenti rigidamente assegnati o alla mascolinità o alla femminilità da secoli e millenni di mentalità e di cultura in cui si radica il pregiudizio di ‘genere’. Vi siete mai chiesti perché, nella maggior parte dei casi, siano le donne a svolgere le faccende domestiche e ad essere considerate meno predisposte per la matematica o a pilotare un aereo? Nel corso della storia, infatti, la donna è stata considerata inferiore all’uomo per capacità fisiche e mentali, e negli ultimi secoli esse hanno dovuto lottare attivamente per avere riconosciuti pari diritti e dignità. Oggi la condizione della donna è migliorata sicuramente; eppure nel quotidiano permangono strascichi di questa ‘questione di genere’: dal giudizio sul vestiario («Se veste così provocante e le fanno del male, se l’è cercata!») a quello sulle aspirazioni professionali («Se pratica calcio, è sicuramente un maschiaccio! »). Il risvolto peggiore di tutto ciò campeggia drammaticamente spesso nei titoli di cronaca nera, ovvero la violenza fisica ma anche psicologica (offese, stalking, molestie...) sulle donne, sino a giungere ad un punto di non ritorno: il femminicidio. Si tratta di un reato che avviene quando una donna viene uccisa da un uomo con cui aveva un legame (marito, fidanzato, compagno, padre, ecc...), per un motivo legato al suo essere ‘femmina’ dentro il legame stesso. Per sondare il punto di vista dei ragazzi della nostra età, abbiamo realizzato un sondaggio a scuola, porgendo alcune domande sul tema ai nostri coetanei. È così emerso, tra i dati più interessanti, quanto segue: solo una minima percentuale ritiene che una ragazza debba essere giudicata dal vestiario, dagli hobby, dal corso di studi o dalla professione; i tre quinti hanno ammesso di avere offeso almeno una volta, sia dal vivo che sui vari social, una propria compagna; tutti gli intervistati pensano che la gelosia eccessiva non sia amore. NOI, pur essendo molto giovani, ci auguriamo di crescere in una società in cui si possa piangere con la sensibilità di una donna e pilotare un aereo con l’abilità di un uomo, senza incorrere in offese inopportune, derivanti da ignoranza e pregiudizio. Ci auguriamo una società in cui la ‘questione di genere’ lasci il posto all’opportunità di dialogo fra i generi, affinché sia possibile il rispetto della persona e della sua dignità, senza distinzione di sorta.

Classe 2A - tutor: Francesca Nicosia, Sara Massaro

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