Campionato di Giornalismo la Nazione

Città tra i tesori del mondo

DI RECENTE è stato affermato che «chi non conosce gli affreschi di Piero della Francesca ad Arezzo è un italiano a metà!» (Vittorio Sgarbi). Piero della Francesca e i suoi meravigliosi affreschi di S. Francesco sono solo uno – il più importante riteniamo – dei beni che compongono il grande patrimonio storico-artistico e culturale del nostro territorio; eppure la richiesta di inserire questi affreschi nella lista del patrimonio dell’umanità, redatta dall’Unesco per ora non è andata a buon fine! Per tale motivo abbiamo deciso di recarci in visita agli affreschi della Cappella Bacci di San Francesco (la zona del coro della chiesa, che nel Medioevo e Rinascimento era sotto il patronato della famiglia Bacci, ricchi mercanti di spezie e panno di lana) perché è da noi, futuri cittadini, che deve partire la consapevolezza del del nostro territorio e delle sue ricchezze, secondo gli intenti propri del prestigioso organismo delle Nazioni Unite, che, dal secondo dopoguerra ad oggi, ha operato per creare e diffondere una cultura della pace, fondata anche sull’educazioni delle menti e dello spirito umano, nel quale «devono essere innalzate le difese della pace» (Statuto Unesco). Abbiamo così compreso che questi affreschi sono una testimonianza unica della civiltà del Rinascimento (secc. XV – XVI) perché in essi si esprime al meglio il recupero delle civiltà classica greco-romana , come fanno capire le solenni architetture dipinte che incorniciano le scene narrative, con colonne scanalate dai capitelli compositi e gli sfondi a pannellature di marmi. Anche le storie di cui parlano sono molto interessanti per l’esaltazione dell’opera dei grandi imperatori romani e bizantini, che hanno combattuto per il possesso della reliquia della vera croce (la reliquia delle croce di Cristo), in un periodo in cui il tema della difesa della cristianità e dei suoi simboli era di nuovo importante, perché, dopo secoli, crollava la capitale dell’impero romano d’oriente, Bisanzio, che era stata conquistata dai turchi Ottomani proprio nel giugno 1453, mentre probabilmente il ciclo pittorico era appena cominciato. Altre scene del ciclo come il «Ritrovamento delle croci del Calvario » e la «Prova della vera Croce», presentano sfondi architettonici e paesaggistici che sono testi fondamentali della prospettiva euclidea, che il pittore aveva attentamente studiato nella sua formazione giovanile e al cui tema dedicherà la parte finale della sua carriera (scrive infatti il trattato De prospectiva pingendi, prima del 1482) In ultimo dobbiamo ricordare che questo di Arezzo, è l’unico ciclo di dipinti ad affresco del maestro biturgense che si è miracolosamente conservato, poiché le altre opere di Firenze, Ferrara e Roma – ricordate dai documenti - sono andate sfortunatamente perdute!

Classe 1D

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