Campionato di Giornalismo la Nazione

Rottamiamo la pluriclasse?

«SOLI, A COPPIE, a gruppi, a lunghe file, tutti coi libri sotto il braccio, vestiti in mille modi, parlanti in mille lingue, dalle ultime scuole della Russia quasi sperdute tra i ghiacci alle ultime scuole dell’Arabia ombreggiate dalle palme, milioni e milioni, tutti a imparare in cento forme diverse le medesime cose»: studenti come noi che, Cuore di De Amicis alla mano, ci chiediamo se fra i sistemi didattici di domani vada recuperata la pluriclasse, che contrassegna l’esperienza scolastica a Badia. Impossibile racchiuderne aspetti e problematicità in una voce di dizionario, definendola un gruppo di più classi con pochi allievi, riunite nella stessa aula, affidato all’insegnamento di un docente che in contemporanea svolge e diversifica le attività. Maghi d’equilibrio? «È faticoso destreggiarsi tra due programmi distinti: se manca collaborazione, il caos» nota la prof Bartolini, e gli altri in coro, aggiungendo comunque che la pluriclasse incentiva lo scambio reciproco e le relazioni sociali: «I piccoli imparano dai grandi e viceversa, confrontando e condividendo i loro punti di vista, mutevoli durante l’adolescenza » precisano i prof Leonardi e Fabbri. «Per guidare i ragazzi al successo formativo occorre pianificare preventivamente la lezione, calibrando i tempi: si intrecciano momenti di ripasso di contenuti trattati un anno prima (utilissimi per alunni con carenze o lacune da recuperare, quanto per gli altri, come potenziamento) ad anticipazioni di temi previsti gli anni successivi; uno studio dinamico, non impostato, rigido, sui manuali» dice il prof Donati. Riscontra esiti positivi del lavoro in pluriclasse che sta sperimentando a Badia la prof Salvi: «Gli alunni s’abituano a rendersi autonomi, maturando il rispetto degli spazi: quelli di ascolto, riflessione, dibattito, gioco; un’attitudine di cui sentiamo l’urgenza nell’attuale società». Convinte che la pluriclasse apra prospettive d’educazione alterative sia la prof Corezzi, che pur sconsiglia d’abbinare I e III per l’eccessiva disparità di preconoscenze e apprendimenti (la maggioranza è d’accordo), sia la prof Farini, sottolineando: «La sfida impegna docenti e ragazzi: cooperiamo per affinare un metodo didattico proficuo, funzionale, perché ciascuno esprima al meglio capacità e doti avvalendosi del supporto dei compagni e degli stimoli, inediti, nati dall’incontro con il diverso, per età, genere, lingua, cultura». Ciò spiegherebbe perché, di là dalle esigenze delle comunità di aree interne e montane di mantenere le scuole di zona, paesi all’avanguardia tipo Francia, Svizzera, USA integrino i propri sistemi pedagogici col modello pluriclasse?

Classi 1C, 2C, 3C

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