Campionato di Giornalismo la Nazione

Generazione 2.0, e allora?

GENERAZIONE 2.0: sguardo basso, assenti, silenti, rapiti da un altro mondo, paura di vivere una vita in cui ci si sente sempre giudicati e mai all’altezza. Fragili, viviamo in una linea di confine che rischia di farci saltare in aria, noi così diversi da quei ragazzi siriani che vivono tutti giorni il dramma della guerra, noi così lontani dai giovani che hanno vissuto i loro anni migliori in trincea, noi così uguali e vicini nella paura e nella fragilità. La nostra trincea non si vede, si nasconde nella solitudine delle nostre giornate in cui si è troppo soli e il silenzio fa paura; trovi un mondo parallelo che è il web in cui puoi essere chi vuoi e rischi di perdere la tua identità, ma ancora più rischioso è colui che puoi incontrare: può attaccarti senza vederlo e sapere chi sia, in un gioco di maschere in cui si perde l’identità e rischi di frantumarti. Generazioni disconnesse: la piazza è diventata WhatsApp, il linguaggio verbale si è trasformato in un insieme di simboli ed emoticon privi delle pause e dei silenzi, privi di sentimenti e contatti reali, gli album di foto sono le gallerie di Instagram e il diario segreto sono le pagine di facebook aperte a tutti in cui ancora una volta ti perdi in un gioco di maschere, ma quando questa ti cade torni ad essere “solo”. Nella solitudine noi adolescenti, alla ricerca della nostra identità, rischiamo di essere vittime, prede di chi usa la violenza, di chi usa le urla per essere forte. È facile diventare la preda di un bullo, basta poco: un paio di occhiali, qualche chilo in più, un atteggiamento troppo gentile. I bulli ci colpiscono e noi sprofondiamo fragili nel buio. C’è chi non è da solo e torna alla luce, ma vi sono anche coloro che si tengono tutto dentro e soffocano nel buio. Ma noi generazione 2.0, generazione disconnessa sappiamo e possiamo risalire a galla, impariamo l’arte della resilienza: a incassare, stringere i denti, incamerare delusioni e sconfitte, perseverando e credendo profondamente che è pur necessario essere semi, conoscere il freddo e il buio della terra per poi diventare germogli che rinascono dalle ceneri.Tutte le generazioni hanno e avranno sempre in comune le stesse paure: identica è la pietra che lanciano nell’acqua, solo i cerchi sono diversi, a volte più lunghi e lenti, a volte più rapidi e inquieti. Dall’ arte di essere fragili impariamo a diventare forti. In fondo è nell’attesa che si compie il miracolo di ritrovarsi come Penelope con Ulisse. In realtà tutto ciò che vale merita di essere atteso e NOI valiamo più di tutto.

Classe 1C - tutor: Roberta Parisi

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