Campionato di Giornalismo la Nazione

Generazioni a confronto

QUANTE volte abbiamo sentito dire ai nostri genitori: “Ai nostri tempi, non era così...” oppure: “ Io, alla tua età...” lasciandoci intendere che era tutto diverso, migliore. Ma le regole che avevano loro, possono valere ancora oggi? Ci hanno raccontato di aver avuto un’educazione più rigida della nostra, piena di timori e di tabù e che pronunciavano con più facilità le parole “grazie”, “scusa” e per favore. Quando loro erano giovani, all’ora di pranzo e di cena, la famiglia si riuniva intorno al tavolo rispettando l’orario dei pasti e non si facevano tante storie dicendo: “questo non lo voglio” o “questo non mi piace”, ma mangiavano quello che c’era nel piatto senza lamentarsi o protestare, soprattutto stando seduti compostamente. Oggi rispettare quel modello non è possibile, quasi sempre entrambi i genitori lavorano, spesso con orari diversi, noi ragazzi oltre la scuola, abbiamo numerose attività extra scolastiche e quindi viviamo tutto di corsa. Ci ritroviamo a tavola, talvolta, anche da soli e poiché noi siamo nati nell’era della tecnologia, quasi sempre stiamo incollati al cellulare o alla televisione e non si fa neanche caso a quello che abbiamo nel piatto se non per lamentarci o criticare. Il telefono poi, noi ne possediamo uno personale e ne facciamo l’uso che più preferiamo ( messaggiare, guardare video, ascoltare musica); a quell’epoca invece era custodito come se fosse un tesoro; ce n’era solo uno in casa e serviva soprattutto per ricevere e per effettuare le chiamate importanti. Se arrivava una bolletta salata, veniva addirittura allucchettato! A scuola, ai loro tempi, non si parlava di bulli ma di ragazzi prepotenti e spesso, quando veniva commessa qualche marachella, bastava una sgridata della maestra per rimettere le cose a posto e quando questo avveniva dopo ci pensavano i genitori a casa a scatenare il finimondo ma non nei confronti dell’insegnante, come avviene oggi, ma nei confronti dei figli che si erano comportati male; per non parlare poi se arrivava una nota! HANNO anche aggiunto che ci si vestiva decorosamente e se qualcuno andava a scuola con i pantaloni rotti significava che era caduto durante il tragitto. Questo per noi è strano, vedere qualcuno con i pantaloni strappati è normale, è moda, e non ci da certo l’idea di una caduta rovinosa, ma loro ci hanno fatto notare che era una forma di rispetto nei confronti dei professor,i vestirsi con dignità. Tutto bene ieri o tutto bene oggi? Noi ragazzi siamo arrivati alla conclusione che le regole sono importanti e spesso giuste, ma come disse un “certo” Aristotele: “la giusta misura sta nel mezzo”.

Classe 2D - tutor: Laura Latorre

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