Campionato di Giornalismo la Nazione

Parametri o prigioni?

DALL’ALBA DELLA sua storia l’uomo ha sentito il bisogno di misurare, definire, stabilire il valore di ciò che lo circonda e di cui è capace. Di qui la necessità di criteri di valutazione e giudizio su cui si modella il vivere collettivo da sempre in ogni più svariato ambito. Tutto è sottoposto al vaglio di parametri: la qualità di una linea politica, l’efficacia di un progetto, la ricaduta di una proposta produttiva. E in rapporto a precisi standard si muove la complessa macchina sociale dall’educazione in avanti. Sappiamo bene che l’umanità non può sottrarsi dal rispettarne alcuni ritenuti vitali dalla medicina mondiale, ma di altri può sicuramente farne a meno, tenuto conto che i criteri sono una variabile mutevole nel corso del tempo, come ci racconta l’arte, tanto che, dal passato più remoto ad oggi, i modelli di riferimento intorno ad esempio al «bello» variano sorprendentemente. Così è, si tratta di prospettive. Allora come regolarci? Chi ci dice la bontà del criterio? Non è facile dare una risposta e forse in assoluto non c’è. Ogni età ritiene per buoni i suoi di cliché. Ma è anche vero che non possiamo dimenticare la lezione della storia che ha visto partorire parametri intorno al diritto stesso di vivere e, al di là di ogni ipotesi, manipolare valori quali bene e male, adattandoli all’ambizioso criterio di perfezione, trascinando così l’umanità verso la deriva più pericolosa del discrimine, della selezione. Un delirio cui tacitamente si adeguò presto la società della belle époque tutta proiettata all’idea positiva di sviluppo ed evoluzione. Un delirio che costò la sterilizzazione se non la vita a tutti coloro che non rientravano nei parametri della nuova frontiera dell’eugenetica. La Scienza? Sì fu la scienza a fornire l’idea, poi fu l’ambizione umana a tradurla in azione e generare il mostro del razzismo nazista. Quanta saggezza proviene dai miti antichi che vedono vani i tentativi di superare il limite ma ciò non ha impedito alla scienza di accecare l’uomo sulla sua invincibilità, cosi da permettergli di sostituirsi a Dio e di ergersi a giudice. Oggi in realtà di frontiera, in società sempre più informi e liquide dove tutto corre troppo velocemente, c’è ancora il rischio di rimanere intrappolati dentro il ragionamento di steccati di giusto o ingiusto, in o out. E se non seguiamo l’onda si è fuori dai giochi o peggio alla gogna. Fermi restano però i principi su cui la coscienza deve misurarsi prima di agire, imperativi irrinunciabili su cui dovremmo costruire ancora il futuro. Principi quali dignità, rispetto, diritto, equità, giustizia, sacralità della vita adombrati dalle ‘magnifiche sorti e progressive’ ma indispensabili per reggere il fascino maligno di avvincenti teorie. Misurare l’uomo o la sua intelligenza è stato un madornale errore. Sappiamo bene infatti che non ci sono formule per calcolare il genio, l’immaginazione, la creatività, l’intraprendenza di tutti i visionari che la storia ci ha regalato. Il mondo sarebbe infatti più povero senza il genio di un Beethoven, la follia di un Van Gogh o la sregolatezza di un Mozart.

Classi 3A, 3B

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