Campionato di Giornalismo la Nazione

Femminile’s karma

«SEI un animale mitologico: metà ingegnere e metà donna»: un collega di Elena Barba, ingegnere intervistato dalla classe, pensava di farle un complimento.. In realtà la battuta rivela un pregiudizio ancora radicato: ci sono mestieri da donna e mestieri da uomo. Una ricerca dell’Università di Genova, «Donna Faber», mostra invece che sono sempre di più le donne che svolgono un lavoro considerato maschile (minatrici, camioniste, agenti di polizia penitenziaria), e uomini che fanno il badante, il babysitter, il casalingo (l’associazione Uomini Casalinghi ha 6000 iscritti); risulta però che gli uomini, pur dovendo affrontare battute sessiste sulla propria virilità, abbiano meno difficoltà a sentirsi presi sul serio sul lavoro, mentre le donne fanno più fatica ad essere accettate in ambienti maschili. «Una volta mi sono scontrata con un carpentiere: dirigendo un cantiere, ho dovuto chiedergli di correggere dei gravi errori nel suo lavoro – ci racconta Elena –. Per tutta risposta sbottò: “Le donne non dovrebbero fare certi lavori” ». Ogni anno, in prossimità della festa della donna, ci viene spontaneo interrogarci sulla differenza tra i due sessi. Il World Economic Forum pubblica un resoconto annuale sulla riduzione della disparità di genere in 142 Paesi del mondo, con una classifica che ha in testa Islanda, Finlandia, Norvegia, Svezia e Danimarca, e in fondo i Paesi asiatici e africani dove le donne hanno pochi o nessun diritto; l’Italia è al 69esimo posto. Anche dove nessuno ci vieta di fare le stesse cose, gli stereotipi ci orientano nelle scelte. Pesa ancora troppo, per esempio, l’idea che alcuni tipi di studio siano «da femmina» o «da maschio»: le preiscrizioni alle scuole superiori per il prossimo anno, chiuse da poco, confermano una differenza ancora troppo grande tra quelle maschili e femminili al Buzzi, l’Istituto tecnico più grande di Prato, e al Liceo delle Scienze Umane Rodari (interviste ai presidi delle due scuole, a lato di questo articolo). Al di là dei condizionamenti esterni, è importante ascoltare se stessi, come ci dicono i maestri Emanuele e Alfredo, “mosche bianche” tra le insegnanti donne del nostro istituto comprensivo: forse l’insegnamento, specialmente quello elementare, è visto ancora come un’attività collegata alla cura dei bambini, e «si pensa che le donne sentano di più il ruolo di mamma, ma non è per forza così». Emanuele non ha frequentato una scuola magistrale per l’opposizione dei genitori e quando lavorava nella scuola dell’infanzia aveva un solo collega maschio in tutto il Comune; ma infine ha realizzato il suo desiderio, è andato oltre i pregiudizi e ha fatto quello che sentiva dentro. In fondo sarebbe proprio questo l’importante, indipendentemente dal sesso di ciascuno di noi e dai pregiudizi dell’ambiente che ci circonda.

Classe 2B - tutor: Lucia Rossi

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