Campionato di Giornalismo la Nazione

Beethoven fa bene al cervello

INTERROGANDOCI su come funzioni il nostro cervello e su cosa favorisca il suo sviluppo, abbiamo invitato a rispondere ad alcune domande il dottor Enrico Grassi, specialista in neurologia al nuovo ospedale di Prato. Come si può rappresentare il cervello? «La complessità del cervello è assimilata a quella dell’universo. Ne conosciamo la morfologia, ma non del tutto. Sappiamo che ci sono 100 miliardi di neuroni ma non conosciamo tutte le possibili interazioni tra essi. Come le chiome degli alberi hanno tante ramificazioni, i neuroni si collegano tra loro trasmettendo gli impulsi attraverso i dendriti, ma di queste interazioni non sappiamo tutto». Il cervello si modifica con l’età? «Una sua caratteristica è la plasticità, per cui avvengono mutazioni secondo l’interazione con l’ambiente, ma tale condizione si riduce con l’età, perché col tempo si taglia quello che non si usa. Perciò il cervello di un giovane è come un albero primaverile, perché ha infinite potenzialità di sviluppo. Ogni azione che si compie si ripercuote sul futuro e così è certo che lo studio plasma il cervello». Da dove hanno origine le sensazioni di piacere e di dolore? «Noi abbiamo per la percezione del dolore e del piacere una struttura antichissima dal punto di vista evolutivo e le diverse forme di piacere, ossia quello che deriva dal mangiare la cioccolata come quello nell’ascoltare Beethoven o nel vedere un’opera d’arte sfruttano lo stesso circuito neuronale. La grandezza del nostro cervello è che sublima nel piacere e nel dolore qualcosa che fisico non è». Qual è l’importanza dell’attività fisica per il cervello? «C’è un equilibrio tra la funzionalità del cervello e quella del corpo. Oggi sappiamo che l’attività fisica è addirittura indispensabile per prevenire anche malattie cerebrali come il morbo di Alzheimer. Inoltre l’allenamento causa il rilascio di endorfine che provocano sensazione di piacere. Più degli altri sport la corsa favorisce questo meccanismo». Che cosa fa male al cervello? «Oggi sappiamo con certezza che il fumo fa male, se non porta a malattie irreversibili comunque abbassa la qualità della vita. Allo stesso modo alcool e droghe che in più annullano la nostra libertà personale attraverso la dipendenza ». E poi? «L’emarginazione, la povertà, il rifiuto, il razzismo danno dolore e il cervello soffre per le cattive emozioni. Noi siamo animali prosociali, come spiega la funzione dei neuroni a specchio, all’origine del principio di empatia, per cui abbiamo bisogno di stare bene con gli altri».

Classe 2A - tutor: Emanuela Pietraroia

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