Campionato di Giornalismo la Nazione

#NoBullismo

NEL MESE DI gennaio abbiamo avuto un incontro a scuola con i ragazzi e la Presidentessa dell’Associazione Il Rifugio di Francesco, che da anni opera sul nostro territorio offrendo azioni di supporto e prevenzione circa il fenomeno del bullismo. L’Associazione è stata fondata da Renata Scerbo, madre di Francesco, morto a soli 14 anni per uno sciocco scherzo finito in tragedia. Renata è una signora piccola e anziana che, nonostante la tragedia subita, riesce a mantenere uno sguardo aperto e dolce sugli altri e che, con estrema disponibilità, ha scelto di mettere in gioco se stessa e le proprie risorse per parlare ai ragazzi delle conseguenze che gli atti di bullismo provocano. Gli episodi che hanno coinvolto suo figlio Francesco risalgono ormai a 22 anni fa ma quando lei ne rievoca l’immagine è come se anche noi lo vedessimo imbracciare la chitarra, scherzare con gli amici e piano piano sedersi lì con noi mentre il suo volto prende forma. Francesco è finito sotto un treno per colpa di una stretta di mano maligna travestita da gesto amichevole. Renata ci ha raccontato il suo dolore, il suo rimpianto per non essersi accorta dei segnali di disagio che lui manifestava, ma ci ha anche detto che ogni volta che incontra i ragazzi elabora delle emozioni nuove e trova sempre aspetti diversi di quella storia tragica. Quel bullo le ha tolto il figlio nell’aspetto reale, ma nessuno potrà mai toglierle il ricordo dei bei momenti che hanno vissuto insieme. Questa storia è un monito, ci ricorda di non chiuderci in noi stessi e non essere complici silenziosi di quello che vediamo succederci intorno ma di raccontarlo alle persone che ci sono più vicine. Renata viene nelle scuole insieme ai ragazzi che fanno parte dell’Associazione: ragazzi poco più grandi di noi che sono stati in qualche modo vittime di episodi di bullismo e hanno trovato la forza di reagire. La loro capacità di mettersi in gioco e parlare ad altri di vicende private, dolorose, personali, li ha aiutati ad elaborare quanto successo per cogliere meglio le dinamiche alla base del rapporto tra i bulli e le loro vittime. Loro offrono i loro consigli per metterci in guardia dalla tentazione di non reagire o peggio ancora di fingere di non riconoscere quando intorno a noi si sta instaurando una dinamica di bullismo. Le storie che ci hanno raccontato sono tante e diverse: c’è chi è stato vittima di bullismo per il suo aspetto fisico ritenuto poco attraente, chi per il peso eccessivo, chi addirittura per i segnali dell’acne sul volto, chi è stato tradito da persone che riteneva amiche e chi si è fidato dei compagni sbagliati. Gli anni dell’adolescenza, che dovrebbero essere quelli migliori, sono stati rovinati da quella violenza sottile e strisciante che non li ha lasciati liberi di essere se stessi e tutti hanno faticato non poco per ritrovare l’autostima e la capacità di fidarsi ancora degli altri.

Classe 2A

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