Campionato di Giornalismo la Nazione

Migranti? Lo siamo in tanti

SE IN ITALIA ci fosse stato un muro come quello in discussione tra gli Usa e il Messico, noi non saremmo qui a raccontare le storie dei nostri genitori e nonni, giunti da lontano in Toscana qualche decennio fa. Perché, in fondo, siamo tutti migranti. A Prato e provincia, prima del boom cinese, sono arrivati da ogni parte d’Italia. Dal 1957 al 1965, infatti, il movimento migratorio salì a 30.253 persone, con il record del 1958: 5.280. Complessivamente, l’emigrazione interna fu un evento senza precedenti dal 1952 al 1962: 15 milioni di italiani, il 30% dello popolazione, cambiarono residenza. In queste percentuali, ci sono anche le nostre origini. C’è la mamma di Emma, di origini umbre, che da giovanissima ha deciso di venire in Toscana per avere maggiori possibilità di lavoro. E ci sono i nonni di Noemi, entrambi calabresi, che sono giunti qui a causa delle difficoltà del dopo guerra. «La vita in Calabria – raccontano - era un dura, e ci si doveva adattare con quello che si aveva». Trasferendosi in Toscana, entrambi hanno trovato lavoro, lui come operaio e lei come donna delle pulizie. Adesso sono felicemente in pensione e il nonno si dedica alla scrittura di poesie e racconti. C’è poi chi, cambiando regione, ha trovato l’amore. Come la nonna di Lorenzo, nata in Sicilia, a Bompietro, in provincia di Palermo, che all’età di 11 anni ha seguito in Toscana la sua famiglia per motivi di lavoro. Qui, in una sala da ballo del senese, luogo d’origine del nonno, ha conosciuto il marito. In alcuni casi, la migrazione è stata da luoghi meno distanti. Come nel caso dei nonni di Edoardo, lui di Sesto e lei del Mugello (giunta per motivi di lavoro e per aver perso un fratello a causa dell’esplosione di una mina). Ma c’è di più. Per il nonno, si può pensare a origini più lontane: «Tutti i suoi fratelli hanno i capelli chiari e sono molto alti. Questo ci fa pensare che provengano dal Nord Europa ». Trasferirsi a Prato non era una strada in discesa. I soldi erano pochi e chi arrivava era costretto ad affittare una stanza. Fino agli anni Sessanta, non ci furono problemi, in seguito, però, i pratesi si accorsero che il numero degli inquilini era doppio rispetto a quello dichiarato. Il percorso di integrazione non è stato sempre immediato e, anche a trent’anni dal boom migratorio, qualche episodio razzista c’è stato. Come nel 1991, quando, sui muri di fronte alla Stazione del Serraglio a Prato, apparvero frasi violente, «Sud=colera», «Vivisezione sul terrone », «Hitler: con gli ebrei anche i terroni», scritte con la vernice nera. A Poggio a Caiano, i cittadini di provenienza straniera sono 1.166, l’11,7% della popolazione residente (fonte Censimento 2016), e un giorno i loro discendenti racconteranno le proprie origini, come noi stiamo facendo oggi.

Classe 3D - tutor: Tiziana Mottola, Daniele De Joannon

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