Campionato di Giornalismo la Nazione

L’oro bianco della Apuane

A VEDERLE dalla costa lo spettacolo è unico: imponenti, aspre, coperte da un bianco mantello: sono le Alpi Apuane, che mostrano le loro forme aguzze e la loro scultorea monumentalità. Un bianco mondo impressionante, dentro cave di marmo, un mondo duro, bianco e verticale che si staglia tra mare e cielo. In questo paesaggio straordinario il bianco è il colore che domina: è il bianco del nostro marmo, bello prezioso e nobile. Furono i romani ad accorgersi per primi della qualità ineguagliabile della pietra apuana, con cui realizzarono la maggior parte dei più celebri monumenti di Roma e di altre antiche città. Nel Rinascimento, Michelangelo “riaprì” le antiche cave e rese il nostro marmo bianco, sinonimo assoluto di scultura, scalando persino i dirupi delle Apuane per scegliere di persona il blocco in cui plasmare la sua creazione. Infatti chi, come Michelangelo, ebbe ed ha titolo a usare la pietra pregiata dei nostri monti ha creato le più belle opere che esistono in scultura ed architettura. Essa richiede in ogni fase di lavorazione, dall’estrazione alla messa in opera, una sensibilità del tutto particolare che va oltre le nozioni tecniche. Il marmo deve essere capito e solo chi ha questa sensibilità penetra i suoi segreti e riesce a ottenere opere eccezionali, durature. Il suo uso è, sì legato a periodi di splendore culturale e artistico, ma da sempre, ha accompagnato nel corso della vita la gente della nostra terra in tutti i momenti più significativi: il fonte battesimale della piccola Chiesa, la lastra sul tavolo della cucina, il pavimento di una stanza, una lapide o una statua nel cimitero vicino al monte, nei pressi di una segheria o di un laboratorio. Ed è proprio nei laboratori che nasce l’opera d’arte e colui che lavora il marmo possiede una grandissima esperienza di più generazioni. Millenni: da tanto dura la storia del marmo e nel corso dei secoli è diventata una “cartina” delle trasformazioni sociali del nostro territorio. La parabola del marmo bianco e dei suoi usi è infatti la storia di piccoli centri artigianali sparsi per le Apuane. Racconta di imprenditori intraprendenti, di artisti più o meno importanti capaci di grandi creazioni. Ma evoca anche il sudore di uomini costretti a lavorare nelle cave in condizioni difficili e a volte disumane. Il cavatore stesso non è semplicemente un operaio specializzato, è cavatore per cultura, così come per chiunque altro lavori nel settore marmifero sia esso segatore, scalpellino , artista. Il marmo però non è solo cultura e arte, è anche fonte di lavoro, un lavoro duro, difficile, che ancora oggi procura morte. Persone che escono di casa per andare a lavorare e sul posto di lavoro trovano la morte. In due parole: morti bianche. Troppe, anche nel 2016. Dolore, sventurato destino, che lascia costernati. Il destino è imprevedibile e la pietra dorata diventa, così, assassina. Sicurezza e controlli devono essere attuati, affinchè il marmo bianco non continui ad essere macchiato dal sangue dei suoi lavoratori.

Classi 2C - 3B - 3C

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