Campionato di Giornalismo la Nazione

Cibo, tu sprechi e io riuso

«CHI TROPPO, chi niente» sostiene un vecchio adagio che ripetevano spesso i nostri nonni, guardando sconsolati e un po’ gelosi chi viveva nell’abbondanza. Questo proverbio fuori moda è però ridiventato attuale, anche se non ce ne rendiamo conto. Nel mondo il cibo sta diminuendo, la terra riuscirà, sempre meno, a sfamare tutti i suoi abitanti. La Fao ci ricorda che nel 2050 saremo il 25% in più di oggi. In Africa e nei paesi sottosviluppati i bambini sono denutriti da sempre, ma anche in Italia, a causa della crisi, dal 2010 al 2015, i cittadini che vivono in uno stato di povertà sono aumentati di circa due milioni. Dall’altra parte dello steccato, lo spreco alimentare è cosi diffuso, ma anche così vergognoso, che il parlamento italiano ha recentemente varato una legge (legge Gadda o legge d’agosto del 30 agosto 2016) che contiene disposizioni per la donazione e la ridistribuzione di prodotti alimentari che andrebbero altrimenti sprecati. Per esempio, garantisce agevolazioni fiscali alle aziende che donano invece di distruggere e incentiva una serie di “buone pratiche”. Sicuramente ce n’è bisogno. Uno studio ha stimato che ogni anno vengono gettati nella pattumiera cibi per un valore di dodici miliardi di euro. Nessuno è consapevole della portata del problema, ma ognuno di noi ha scoperto, almeno una volta, nel frigo di casa qualcosa di scaduto che ha gettato via, oppure ha cucinato una quantità di cibo eccessiva e quello che è avanzato... ha fatto una brutta fine. Anche i risultati del questionario che abbiamo somministrato noi a parenti, amici e semplici cittadini hanno confermato questo. Ma lo spreco nasce, purtroppo, molto prima. Già nel campo parte del raccolto viene perduto a causa di malattie che possono colpire la pianta o perché non conviene all’agricoltore la raccolta. Durante il viaggio, nei magazzini e poi nei punti vendita parte del raccolto inevitabilmente si deteriora. Notevole lo sperpero anche nelle mense delle scuole, ospedali, aziende, ristoranti. Insomma, per ogni persona che soffre e muore di fame, un’altra getta via il cibo. Che fare? Studiare meglio le cause e i comportamenti dei consumatori è il primo passo per garantire la prevenzione dello sciupio. La legge Gadda ci aiuta perché sensibilizza e ci indica la strada giusta, ma non basta. Il prof. Segrè, docente universitario ed esperto in materia, ha indetto a Bologna corsi di cucina per imparare a riciclare. In Italia non esistono ristoranti che usano gli scarti alimentari, ma a Londra c’è il “Tiny Leaf” che si trova nel mercato metropolitano, vegetariano e biologico, dove si servono piatti realizzati con gli scarti di altri. Da ogni conto viene detratta una sterlina che viene devoluta in beneficienza. Ognuno, facendo attenzione a quelle che possono sembrare piccole cose, può contribuire ad arginare lo spreco, aiutare molte persone e allo stesso tempo educare noi stessi al rispetto degli altri e delle risorse. Non è così facile perché, ad esempio, quanti di noi sapevano che domenica cinque febbraio

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