Campionato di Giornalismo la Nazione

Youtuber, lavoro del futuro

ARGOMENTO da ricreazione. Da cambio d’ora. Da sussurro durante la spiegazione di Geografia. «Hai visto l’ultimo video che ha caricato? ». «Sì, è fortissimo!». «Ma cosa dite?! È orribile!». Ecco che, parlando dei video tutorial dello youtuber italiano più famoso, recentemente nella nostra classe si è aperto un dibattito: youtuber, ci piace o non ci piace? Molti di noi dichiarano con fermezza che essere youtuber sia una professione, seria e importante. Altri invece pensano che non sia assolutamente paragonabile ad un lavoro, che in pochi casi possa essere considerata la condivisione di una passione, e che la maggior parte delle volte sia solo spazzatura. Quindi non dovrebbe essere in alcun modo retribuita. MA CHI SONO in realtà gli youtuber? Sono persone che dopo aver aperto un canale privato caricano video originali su tematiche diverse: musica, gaming, parodie, scherzi, moda e tanto altro. Il successo e il guadagno dipendono dal contenuto del video, dal talento di chi lo ha progettato, diretto, editato. Solo così guadagnano iscritti e di conseguenza denaro, che viene dalle pubblicità inserite nei video stessi. E allora se sfruttano il loro talento, gli youtubers non sono poi tanto diversi da chi fa le stesse cose in televisione o alla radio. UNA PICCOLA parte di loro è diventata ancora più famosa, e ha ricevuto ingaggi e premi importantissimi, passando dall’uno all’altro media (come Matano e Rovazzi) oppure scrivendo libri diventati subito bestseller. E tutti gli altri? Migliaia di ragazzi – e non solo – passano ore a imitare i più famosi aspettando di essere contattati per fare il salto di qualità. PERÒ, esattamente come nel mondo dello sport, nonostante impegno e tanti allenamenti, non tutti potranno giocare nelle serie maggiori o partecipare alle Olimpiadi. A noi piacciono lo stesso, anzi ci hanno letteralmente conquistati perché sono divertenti, perché ci raccontano la loro vita quotidiana, e a volte ci aiutano nel nostro mondo di adolescenti (non solo a superare livelli di gioco, ma anche a fare esperimenti, a cucinare, a truccarci). Li ammiriamo perché sappiamo che dietro 5 minuti di video si nascondono ore di impegno e conoscenze tecnologiche. E per questo è giusto che siano pagati. Siamo consapevoli che passare tante ore a guardare video non faccia bene alla salute. SIAMO CONSAPEVOLI che fino a non molto tempo fa, quando questo fenomeno ancora non era dilagato, le persone, i ragazzi si divertivano lo stesso all’aria aperta, ascoltando la radio, facendo passeggiate o giocando a pallone nel campetto fuori casa. Ma è possibile far convivere i due mondi? Noi crediamo di sì.

Classe 2O - tutor: Cristina Fabbri

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