Campionato di Giornalismo la Nazione

Sulle tracce del Risorgimento

PIOVE ma non basta a dissuaderci dall’avventurarci nei borghi di Perugia a caccia dei segni che il Risorgimento ha lasciato in eredità alla nostra città. La prima scoperta è a Piazza Italia dove osserviamo Palazzo Calderini, uno dei primi esempi di condomino per la buona borghesia. In Corso Vannucci, all’altezza del balcone di Palazzo Baldeschi, una lapide ricorda l’«Eroe dei due mondi», Giuseppe Garibaldi, che da lì tenne un importante discorso. NELLE VIE dell’attuale Corso Cavour, il 20 giugno 1859 alle ore 15.30 iniziò l’eccidio di 26 persone, per la maggioranza civili inermi, da parte delle truppe pontificie svizzere al comando del colonnello Schmidt inviate contro gli insorti perugini, qui ebbe luogo la strage dell’Hotel de France, dove erano soliti alloggiare gli stranieri del «Gran Tour» e dove, in quel momento, si trovavano il signor Perkins di Boston e Miss Cleveland che rivelarono al mondo intero l’orrore di cui erano stati testimoni. Più avanti, prima di Porta San Pietro, visitiamo il monumento eretto nel 1909 a memoria della strenua lotta dei cittadini di Perugia per la libertà e l’unità d’Italia. Forti e grandi ideali che ritroviamo nella sede della Società di Mutuo Soccorso in Via dei Priori capace di risucchiarci nel passato e nella storia che è quella della tumultuosa nascita del Regno d’Italia, 156 anni fa. Qui incontriamo il presidente Primo Tenca: ci parla della nascita della struttura, il 1 marzo 1861, voluta dalla media borghesia perugina con lo scopo, tutto mazziniano, di aiutare i lavoratori attraverso la solidarietà e la diffusione della cultura. FURONO creati così dei fondi per sostenere gli operai e gli artigiani in difficoltà. Fu creata una biblioteca circolante, mentre nelle sedi rionali della Società ci si rendeva autonomi imparando a leggere, a scrivere e a fare di conto. Oggi la sede custodisce leggendarie camicie garibaldine, una bandiera che sventolò sul campo di battaglia della Repubblica Romana, libri d’epoca, prodigiose macchine da scrivere «Olivetti» e una lettera autografa di Garibaldi. Gli antichi schedari dei soci contengono anche i nomi di molte lavoratrici: attualmente l’unica iscritta è una donna di 96 anni a cui la Società versa tuttora dei contributi. La pagina più commovente è però nell’archivio dove troviamo i labari: stendardi che ricordano i tragici eventi del XX Giugno.

Classe 3F

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