Campionato di Giornalismo la Nazione

Il paese: nonno Reno racconta

IL 30 GENNAIO 2017 abbiamo avuto il piacere di intervistare il nonno di due nostri compagni di classe, Reno Alviero Del Tongo, che ha sempre avuto fin da piccolo la passione per la scrittura, specie per le poesie e nel 2015 ha raccolto racconti e piccoli aneddoti di personaggi del luogo nel testo «Il mio Tegoleto », perché rimangano come patrimonio storico della comunità civitellina e non vadano perduti. Ci ha parlato della storia della Val di Chiana, dei suoi dialetti e di come la società è cambiata negli anni, rispetto a quando era piccolo. Cosa ricorda della sua infanzia? «Sono nato nella Selva, in aperta campagna, dove i numerosi boschi erano il nascondiglio ideale prima dei briganti, come Gnicche, poi dei partigiani, durante la Seconda Guerra Mondiale. Non c’erano le nuove tecnologie come la TV ed addirittura non avevamo nemmeno l’energia elettrica. La mia era una famiglia di contadini perciò i momenti più importanti dell’anno erano la mietitura e la trebbiatura del grano con cui si creavano i pagliai e si faceva la farina per pane e pasta. Un detto delle nostre zone è: ieri il contadino non s’arposa mai, oggi il contadino s’arposa alla meriggia de’ pagliai». Com’è cambiato l’insegnamento scolastico rispetto a quando era bambino? «Io sono andato in prima elementare nel 1951 e devo ammettere che la scuola è cambiata molto da come me la ricordavo io. Per esempio, i maestri erano molto severi e mettevano spesso in castigo i cosiddetti “ciuchi”. Inoltre, molti ragazzi non continuavano gli studi fermandosi alla quinta elementare per poi andare ad aiutare i genitori nei campi. Io mi ritengo fortunato perché ho conseguito gli studi fino alla maturità e poi sono diventato un orafo». Ha notato dei cambiamenti nel linguaggio dei giovani? «Sì, oggi il linguaggio è più fiorito e si usano molte parole osé.» Quali sono le maggiori differenze tra l’italiano e il dialetto aretino? «Prima ogni regione aveva il proprio dialetto poi con l’avvento della TV si è cominciata a diffondere la lingua italiana “ufficiale”…mi ricordo ancora le lezioni del Maestro Manzi.» Che importanza hanno i soprannomi nel dialetto chianino? «Molta, anzi tantissima, perché è un modo per identificare all’istante una persona utilizzando le sue caratteristiche fisiche o comportamentali. » Secondo lei, è importante che i giovani continuino ad utilizzare il dialetto? «Credo che sia importante che i giovani utilizzino soprattutto l’italiano, ma sono convinto che i dialetti non debbano morire.» Ringraziamo nonno Reno per la sua disponibilità e per averci fatto conoscere uno spaccato di vita del nostro territorio per ricostruire insieme una parte della nostra storia anche attraverso la lingua.

Classe 3D

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