Campionato di Giornalismo la Nazione

Cinquant’anni dall’alluvione

IL CINQUANTESIMO anniversario dell’alluvione diventa un’occasione per tornare a quei giorni di paura e di disperazione in cui il nostro paese fu colpito gravemente da questo evento catastrofico, che al tempo stesso rappresenta un grande esempio di civiltà e solidarietà. Lo scopo è far ricordare a chi c’era cosa accadde in quei giorni difficili per far sapere ai più giovani che cos’è davvero avvenuto. Castelfranco fu colpita dall’alluvione nella notte tra il 4 e il 5 novembre 1966: l’Arno, dopo lunghi giorni di pioggia, ingrossò, raggiungendo livelli allarmanti, fino a che, la sera del 4 novembre, l’argine cedette nei pressi di Ponticelli. Nella notte stessa, l’acqua inondò tutto il territorio tra Santa Maria a Monte e Castelfranco, dove il livello variava dai cinque metri, nella campagna, a un metro nel centro storico. La mattina un grande silenzio fu interrotto dal rumore degli elicotteri; le persone isolate e immobili, sbigottite da uno spettacolo disarmante, tentavano di comunicare da finestra a finestra. La luce era saltata e i primi piani delle case erano sommersi. La maggior parte delle bestie era morta durante la notte, costringendo le persone ad assistere inermi ai loro lamenti. Alcuni riuscirono a fabbricare zattere con gli usci delle case per prestare assistenza dimostrando, così, un enorme spirito di solidarietà. L’ACQUA iniziò a defluire martedì 8 novembre: il paese si organizzò per risolvere problemi di carattere igienico, sanitario e assistenziale. Di eccezionale efficacia si dimostrò l’intervento degli elicotteri dell’esercito per il salvataggio di numerose persone che si trovavano ancora sui tetti delle loro case di campagna. Piano piano affiorarono i danni. Tutto paralizzato dal fango. Le vittime, però, non furono molte: si parla di una famiglia di quattro persone che non volle abbandonare la propria casa che si trovava vicino al punto in cui si creò la falla dell’argine. Dopo cinquant’anni si può dire apertamente che questa tragedia fu una straordinaria esperienza di vita che non lasciò solo ferite, ma anche indelebili emozioni positive. I più piccoli, infatti, la ricordano come un’avventura, quasi un gioco, mentre chi era adolescente ricorda i giorni di impegno e di libertà in cui si faceva gruppo, le notti fuori casa in cui si scopriva l’amore e improvvisamente si diventava grandi. Ciò che, invece, ricordano tutti è lo spirito solidale, l’aiuto incondizionato, la forza di sentirsi uniti contro il senso di abbandono, la capacità di rimboccarsi le maniche.

Classe 2C - tutor: Sandro Sodini

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