Campionato di Giornalismo la Nazione

Uguali nella sofferenza

SIAMO tutti diversi perché ognuno di noi è unico e irripetibile, ma uguali di fronte alla legge e uguali perché dovremmo avere le stesse opportunità. Talvolta la nostra diversità, che fa parte della natura umana ed è un valore aggiunto per la società, scompare quando gli uomini diventano uguali per la sofferenza a causa della povertà. Sono uomini uguali coloro che nella disperazione cercano di raggiungere una terra amica o lontana dalle guerre; sono uomini uguali coloro che vorrebbero poter lavorare e mantenere una famiglia o addirittura permettersi una famiglia; sono uguali tutti quei bambini che nascono senza opportunità di vivere serenamente e di istruirsi; sono uguali tutti coloro che non sanno cosa mangiare e dove ripararsi. TUTTE queste persone sono uguali perché accomunate dalla solitudine e dalla disperazione del cuore! Gli studiosi del fenomeno classificano la povertà in deprivazione, povertà relativa e povertà assoluta. Si considerano deprivati coloro che non riescono ad effettuare una serie di specifici consumi o spese improvvise, si entra invece nel parametro della povertà relativa quando si vive al di sotto del tenore di vita medio della popolazione, si scivola nella povertà assoluta, che è l’ultimo gradino, quando non si ha accesso ai beni primari ed essenziali d’importanza vitale. In Italia si stima che una persona su tredici vive in povertà assoluta ovvero circa il 7,6% della popolazione: facendo un paragone si potrebbe dire che in Italia ci sono tanti poveri quanti i cittadini di tutta una regione come il Veneto. I dati rilevano che a Pisa vivono in una situazione di povertà circa 10,97 persone ogni mille residenti e la mensa Caritas ha erogato circa 34 mila pasti nel 2016. Anche per la nostra città abbiamo chiesto i dati statistici alla Mensa di Solidarietà della Confraternita di Misericordia di Pontedera nata alla fine anni ’90. Nel 2009 i pasti erogati sono stati 2500; nel 2012 sono saliti a 6444 e nel 2016 siamo arrivati a 9181. «I dati parlano da sé e non vi sono altri commenti da fare se non rimboccarci le maniche ed aiutare il nostro prossimo», come ha affermato la signora Maria Carrara, volontaria storica della Misericordia, che gentilmente ci ha aiutato nel reperire le informazioni. I dati statistici ci aiutano a comprendere le dimensioni del fenomeno, ma queste persone necessitano non solo di carità immediata, ma anche di sostegno per risolvere il loro problema perché, come afferma il direttore della Caritas di Pisa don Morelli «Non possiamo continuare ad offrire stampelle che generano dipendenza, servono opportunità che liberino dalla necessità di ricevere aiuto».

Classe 2E - tutor: Maria Flavia Orazzini

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