Campionato di Giornalismo la Nazione

Una scuola senza voti

CI APPRESTIAMO quest’anno a celebrare i cinquanta anni dalla morte di don Lorenzo Milani, il «prete maestro» che aveva sperimentato un modo diverso di fare scuola e che insieme ai suoi ragazzi, dei giovani contadini di Barbiana, un paesino toscano sulle montagne del Mugello, scrisse «Lettera a una professoressa». Un testo pubblicato nel 1967 che ha avuto una grandissima importanza nella storia della scuola italiana in quanto ne ha messo sotto accusa, con molta severità, le sue contraddizioni ed ha avuto una grande influenza sugli studenti e sugli insegnanti che a partire dal 1968 hanno criticato la scuola. Quelle proteste riguardavano sia il funzionamento della scuola dal punto di vista sociale, sia il modo con cui si insegnava. Rileggere oggi «Lettera a una professoressa » è una lente di ingrandimento attraverso cui esaminare la nostra scuola e capire se è cambiata da allora e quanto resta ancora da fare. Abbiamo analizzato le critiche che ci sembravano più importanti, cercando di verificare se sono ancora attuali. Molti degli argomenti dei ragazzi di Barbiana sono comprensibili solo tenendo conto di come era l’Italia in quel periodo: un paese ancora con grandi zone di povertà e arretrato sia culturalmente che socialmente. Ma molte altre osservazioni sembrano essere valide anche oggi, come la critica all’uso del voto in quanto discriminante perché, scriveva in quelle pagine don Milani: «Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti uguali fra disuguali». A cinquant’anni di distanza da quella forte denuncia abbiamo constatato che la nostra scuola perde ancora il 15/20 per cento di ragazzi alle superiori e ci siamo chiesti se una parte di responsabilità non sia da attribuire anche alla presenza del voto. Ne abbiamo discusso in classe e sono emersi pareri discordi. Ma la maggioranza è d’accordo sul fatto che il voto è negativo perché spesso diventa l’unico interesse degli studenti, facendoli studiare solo per la valutazione e mettendoli in una situazione di ansia e di competizione tra loro. Alcuni invece pensano che non si possa fare a meno del voto: «voto e scuola sono una cosa sola». Difficile immaginare una scuola senza voti. Eppure sappiamo che ci sono scuole basate su altre forme di rapporto educativo, scuole senza pagelle né voti, dove i ragazzi non temono le interrogazioni e partecipano alle scelte dei docenti. La scuola senza voti è un’idea di scuola differente dalla scuola attuale basata sul profitto, perché mentre quella del profitto è imperniata sulla competizione, sul controllo, sul premio o sulla punizione, quella senza voti va controcorrente, parte dalla fiducia, dalla cooperazione e dalle relazioni umane. In tal senso non può esserci posto per nessun tipo di giudizio né di misurazione degli allievi perché non si tratta di prodotti industriali, né bottiglie da riempire ma persone in continua evoluzione.

Classe 3C

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