Campionato di Giornalismo la Nazione

La lunga agonia di Aleppo

ALEPPO, ovvero una delle città più antiche del mondo, la più popolosa di tutta la Siria, persino della stessa capitale Damasco, è oggi ridotta ad un cumulo di macerie ed il suo volto spettrale simboleggia lo strazio cui è stata sottoposta dal 19 luglio 2012 al 22 dicembre dello scorso anno, allorquando l’evacuazione di civili e ribelli verso il confine turco ha posto la parola fine su quattro intensissimi anni di combattimenti senza quartiere. IL CRESCENDO di violenze e privazioni perpetrato sulla popolazione civile ha raggiunto livelli indicibili, tanto che l’offensiva portata avanti dall’esercito siriano per conquistare la parte della città occupata dai ribelli si è spinta fino all’interruzione delle vie di rifornimento da cui arrivavano cibo e medicine, quasi come se morire di sete fosse meglio che essere uccisi dalle bombe. LE GUERRE sono tutte terribili, ma una guerra civile lo è ancor di più, tanto più se è una guerra di posizione combattuta quartiere per quartiere, isolato per isolato, casa per casa, dove ciò che conta è accaparrarsi i punti strategici di una città trasformata in un drammatico “Monopoli”, impedendo l’apertura di un qualsiasi corridoio umanitario. ALEPPO OVEST (occupata dall’esercito siriano) contro Aleppo est (sede dei ribelli) e nel mezzo i vecchi, le donne, i bambini; la cancellazione degli ospedali, degli acquedotti, della speranza di vivere. SFOGLIANDO i giornali nelle ultime settimane è capitato di leggere l’espressione “morire di fame o arrendersi” riferita alla situazione di Aleppo e la fine del conflitto ci ha riportato alla memoria una frase dello storico latino Tacito commentata in classe lo scorso anno, ovvero il titolo virgolettato del nostro articolo, che sta a significare che coloro che credono di portare la pace in realtà fanno solo un deserto di devastazione. ANCORA UNA VOLTA, ad Aleppo, nel ventunesimo secolo, l’uomo ha dato il peggio di sé pur di sopraffare il nemico, in questo caso anche fratello, e niente di più di queste parole usate dal New York Times ci sono sembrate appropriate per descrivere questa violenza gratuita : “Rendere la vita intollerabile e la morte probabile. Aprire una via di fuga oppure offrire un accordo a quelli che se ne vanno o che si arrendono. Lasciare che se ne vadano uno ad uno. Uccidere chiunque resti. Ripetere da capo fino a che il paesaggio urbano, ormai deserto, diventa tuo’’.

Classi 2A, 2B, 2C, 2E

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