Campionato di Giornalismo la Nazione

Scoprire noi stessi con la poesia

CHE COS’È la poesia? Rispondere forse è impossibile. Possiamo però ripercorrere il sentiero che ci ha portato ad osservarla da vicino. Dall’anno scorso, a partire dall’incontro con Dante, abbiamo attivato un laboratorio all’interno del quale ci siamo occupati non solo del “significato” delle poesie, ma, “smontandole”, anche del loro “funzionamento”. Abbiamo analizzato quindi l’endecasillabo, non solo leggendolo, ma anche provando a mettere i nostri pensieri su carta attraverso la sua struttura metrica. Inizialmente i vincoli a cui il verso ci costringeva ci sembravano un ostacolo alla nostra libertà. Poi, la sorpresa: l’endecasillabo non si è rivelato solo un limite, ma uno stimolo ad adattare i nostri pensieri a un ritmo preciso, a cercare ogni parola esistente per esprimere un’idea, a dare più peso alle parole, quindi, cogliendone tutte le sfumature. Col tempo, ci siamo “impadroniti” del verso e non avevamo più bisogno di contare sillabe e accenti, al punto che, senza farci caso, alcuni di noi hanno scoperto in modo esilarante di parlare in endecasillabi senza rendersene conto. Quindi abbiamo constatato come rispettare una precisa forma metrica non fosse più un limite, ma una risorsa. Dopo Dante sono tanti i poeti con cui ci siamo confrontati, anche più vicini a noi nel tempo. Ci siamo appassionati soprattutto agli autori che osservano la vita affacciati a una finestra, come Emily Dickinson, che aveva scelto di vivere la sua vita in isolamento, o Leopardi che per molto tempo era stato costretto a restare a Recanati, o come Sandro Penna che era naturalmente portato a un atteggiamento contemplativo. Col tempo, confrontarci con le poesie è diventata un’esperienza inevitabilmente più complessa, ma meno faticosa e molto più coinvolgente. Leggere un componimento in versi significa prestare attenzione a tutti gli aspetti formali (metrica, struttura, figure retoriche) e a partire da questi andare alla ricerca di quelle caratteristiche che emergono all’improvviso alla lettura risuonando in noi stessi. Per noi la poesia è come se fosse lo specchio di un lago profondo: leggere i versi di un poeta è un po’ come mettere insieme i frammenti di quello specchio, fino a rifletterci nelle sue parole. Scrivere in versi, invece, significa cogliere l’invito a oltrepassare la superficie e immergerci più in profondità, fino a raggiungere il nostro “porto sepolto”, per dirla con Ungaretti. È quello il luogo immaginario in cui andare in cerca degli aspetti che si trovano nel profondo del nostro animo. Occuparsi di poesia, quindi, è un po’ come svolgere un’indagine su di sé.

Classe 3E

PER LEGGERE LA PAGINA CLICCA QUI