Campionato di Giornalismo la Nazione

Spesa? Sì ma consapevole

OGNI ASPETTO della nostra vita viene ormai quotidianamente rinnovato, nuove sono le abitudini e gli stili, nuove le coscienze e non ultima quella alimentare. Anzi, siccome alla fine siamo ciò che mangiamo, una delle principali cartine di tornasole del cambiamento è proprio il modo di fare la spesa e questo è l’aspetto centrale dello studio che abbiamo affrontato vestendo con passione per due intense settimane i panni del cronista. Così ci siamo chiesti quanto sia cambiata la spesa in ragione del vitale rapporto che lega cibo e salute, quanto c’è oggi di biologico nel nostro carrello al supermercato, se quando compriamo un prodotto gettiamo un occhio all’etichetta, alla provenienza, o soprattutto al prezzo, date le sempre più bistrattate finanze. E ancora, ci facciamo degli scrupoli «di filiera»? Ma soprattutto, possiamo ricavare un vantaggio, in termini di salute, se sappiamo cosa prendiamo? Scomparsa la bottega sotto casa e sparito il fruttivendolo di fiducia, che erano quasi dei garanti della genuinità dei prodotti, alcune sigle della grande distribuzione si sono organizzate al meglio per non farceli rimpiangere. DA QUESTO PUNTO di vista si sta infatti assistendo ad un intelligente approccio, dettato non solo da esigenze di marketing. Quasi ogni supermercato ha un’isola dedicata al «Bio». I PRODOTTI DI aziende locali, anche piccolissime, fanno bella mostra di sé, addirittura, in qualche caso campeggiano le fotografie dei produttori, quasi a renderceli vicini fisicamente, con una continua ricerca del giusto equilibrio tra qualità, prezzo e rispetto dell’ambiente. E’ logico che anche la mela «a km zero» può avere un impatto negativo sulla salute, sull’ambiente e sulla socialità se si utilizzano pesticidi pericolosi o se vengono sfruttati i lavoratori che si occupano della raccolta. Stessa cosa se la carne di «chianina » proviene da animali nutriti in modo sbagliato (il caso della mucca pazza docet), per non parlare dei drammatici contraccolpi che hanno vicende come quella della cosiddetta «terra dei fuochi». Al fine di evitare ciò i controlli si sono fatti più rigorosi e puntuali, le etichette meglio leggibili. Insomma, l’insieme di queste componenti ha innescato una sorta di spirale virtuosa da cui trarre un beneficio comune. Il consumatore, adeguando le sue esigenze al mutare delle situazioni, ha finito per diventare cardine della tutela di sé stesso, non solo facendo «di necessità virtù». Chiede di essere attivo protagonista delle proprie scelte; vuole sapere cosa mangia. In tempi di scoraggiamento e di sospetto come quelli che viviamo non è cosa da poco.

Classe 2D

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