Campionato di Giornalismo la Nazione

Antognoni alla Cavalcanti

7 DICEMBRE 2016. In un silenzio quasi irreale, ma denso di emozione, abbiamo accolto Giancarlo Antognoni. Disponibile e cortese fin dalle prime parole ci ha calati in un mondo di ricordi speciali: un bambino che più di tutto ama giocare a calcio nel cortile della sua casa in Umbria, un ragazzo che a 15 anni lascia la famiglia per entrare in una prima vera squadra di calcio, la soddisfazione di essere l’unico giocatore di serie D convocato nella Nazionale giovanile, l’arrivo alla Fiorentina, la rivalità in campo con Rivera, suo idolo da ragazzo, la gioia della prima convocazione ai mondiali del ‘78 caratterizzati dal clima politicamente teso che li vedeva quasi prigionieri nei loro alloggi, le sfide con figure del calibro di Maradona, “è stato il migliore … non riuscivi mai a prenderlo”, gli indimenticabili mondiali di Spagna: partiti in sordina, contestati e danneggiati da discutibili gossip, poi osannati … e nella voce si può percepire ancora il rimpianto di non aver potuto battere anche lui quei rigori, chissà, forse … poi il grave infortunio, fino all’esperienza col Losanna, utile anche per abituarsi all’idea di tornare ad essere “solo uno della squadra” dice scherzando, “un pre-pensionamento”. Alla domanda “Se non avesse fatto il calciatore cosa avrebbe fatto?” non c’è una risposta possibile: la passione per il calcio è stato ed è l’elemento portante della sua vita professionale, ancora oggi “è come se ancora giocassi” perché quello era ed è rimasto il suo ambiente e anche le manifestazioni d’affetto nei suoi confronti non sono mutate. Pur avendo il patentino da allenatore non ha mai pensato a quella strada perché ritiene che non ci sia una valvola di sfogo, per lui essenziale, come fondamentale è sentirsi libero da ogni tipo di schieramento, ragione per cui non ha mai appoggiato apertamente nessun partito. Confrontando i tempi, un vantaggio per i giocatori di oggi sono i palloni ultraleggeri, le scarpe e gli indumenti più confortevoli, anche se il Tango rimane per lui un pallone speciale. PURTROPPO le necessità dei media e soprattutto l’avvento delle scommesse hanno cambiato il modo di fare e vivere il calcio; lui ne condivide le nuove regole ma è innegabile che siano andate a discapito della fantasia del giocatore. Fra gli attuali calciatori italiani quello in cui si rivede maggiormente, per alcuni aspetti e determinate caratteristiche, è Bernardeschi. Infortuni, fatica, sacrifici, ma anche una vita piena e ricca di soddisfazioni e la cosa più bella che traspare dalle sue parole è la positività: anche gli episodi più neri sono serviti per crescere, per imparare, per andare avanti. Un suo record: è il giocatore col maggior numero di presenze in Nazionale con la maglia n 10. Grazie Giancarlo!

Classe 3E

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